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Serie A 22ª giornata 2025/26

Serena da Serena
Gennaio 22, 2026
in Corriere, Generale, Gollo
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Serie A, 6ª giornata 2025/26 – Panorama completo del weekend

Big match, strisce aperte e record all’orizzonte: il weekend dei numeri “pesanti”

La 22ª giornata si apre e si sviluppa con un filo conduttore chiarissimo: serie storiche molto marcate, trend recenti che possono diventare record e incroci in cui i dettagli statistici raccontano già il tipo di partita. Dalla continuità “da Scudetto” dell’Inter ai pareggi seriali del Pisa fuori casa, passando per il Como che insegue un primato storico di punti e un Torino in caduta libera, fino al duello tattico-gestionale tra Juventus e Napoli (entrambe imbattute in casa) e alla sfida dell’Olimpico tra una Roma in crescita e un Milan che non perde da 20 gare: è un turno dove i dati non sono contorno, ma trama.


Inter–Pisa: San Siro e la legge della serie, tra dominio storico e trasferta “da pareggio”

Inter-Pisa arriva con una fotografia storica netta: 15 confronti totali, con Inter avanti 9 vittorie a 3 (3 pareggi), e un bilancio gol 31-12. A Milano il divario si amplia: 6 successi nerazzurri su 7 gare interne, parziale 22-7, e una media gol complessiva del confronto pari a 2.87.

Il presente, però, pesa quanto il passato. L’Inter ha vinto 16 partite su 21 in questa Serie A e il dato diventa “storico” nel momento in cui viene contestualizzato: in tutte le precedenti cinque occasioni con almeno 16 successi dopo 21 gare, i nerazzurri hanno poi sempre vinto lo Scudetto, e in più hanno sempre vinto anche la 22ª partita. A rendere ancora più robusta la tendenza c’è l’elemento difensivo: due clean sheet consecutivi (Lecce e Udinese) e la possibilità di arrivare a tre di fila per la prima volta dal periodo dicembre 2024–gennaio 2025.

Il Pisa porta in dote un’identità esterna molto specifica: è la squadra con più pareggi fuori casa (7 su 10) e l’unica ancora senza vittorie in trasferta; inoltre ha pareggiato sei delle ultime sette gare esterne. Eppure, nonostante sia la formazione con più gol subiti fuori casa (20), il Pisa ha segnato 14 reti in trasferta, un dato offensivo da “fascia alta” nel confronto con il resto della Serie A (meglio solo Bologna, Inter, Milan e Como; pari al Napoli). Dentro questa tensione tra fragilità e produzione offensiva si inserisce anche un contrasto tecnico: Inter e Milan sono le squadre con più gol da fuori area (7), mentre il Pisa è ancora a secco dalla distanza.

Infine, i fari sui singoli: Lautaro Martínez è a 11 gol in 21 presenze, a un passo dal bottino dell’intera scorsa stagione (12 in 31), e contro neopromosse ha un dato pesantissimo: 16 gol nelle ultime 20 sfide, compresa una doppietta al Pisa il 30 novembre. Sul fronte toscano, Rafiu Durosinmi può entrare in un club ristrettissimo: segnare nelle prime due presenze in Serie A con una neopromossa (era tre punti) è riuscito solo a Hübner e Zampagna.


Como–Torino: il Sinigaglia tra record di punti e una crisi che pesa più dei precedenti

Como-Torino è una partita con una cifra storica ben riconoscibile: su 29 sfide in Serie A ci sono 9 pareggi, con Torino avanti nei successi (14-6). Per il Como, il pareggio contro i granata è quasi una costante: solo contro la Juventus (10) i lariani hanno fatto più “X” nel massimo campionato. Ma la storia recente racconta un Como in crescita: due vittorie consecutive contro il Torino, e la possibilità (statisticamente inedita) di arrivare a tre successi di fila contro i granata.

Sul piano del rendimento casalingo, il Como ha spesso trovato continuità contro questo avversario: è rimasto imbattuto in sei delle ultime sette gare interne (2V, 4N). Dall’altra parte, il Torino arriva con una striscia che cambia il contesto emotivo e tattico: tre sconfitte consecutive, con la prospettiva di un quarto ko di fila che non si vede dal 2020.

La stagione 2025/26 del Como, però, è soprattutto una corsa ai traguardi “storici”: i lariani hanno 37 punti in 21 partite e con un risultato utile stabilirebbero il record di punti dopo 22 gare in una singola stagione di Serie A (nell’era dei tre punti), superando il loro precedente del 1950/51. Di contro, il Torino vive una stagione “specchio” rispetto alla scorsa: stessi punti dopo 21 gare (23), stessi gol segnati (21), ma otto gol subiti in più (34 contro 26). Un’indicazione chiara di dove si sia spostato l’equilibrio.

Curiosità di gestione: Como e Torino sono tra le squadre che utilizzano di più i cambi (103 e 104 sostituzioni), segnale di rotazioni frequenti e ricerca continua di soluzioni. E poi i protagonisti: Nico Paz è in un momento in cui può dare continuità realizzativa e ha numeri da leader offensivo (coinvolto in 14 gol in 21 presenze, 8G+6A), mentre Vlasic ha eguagliato il suo record personale di gol in una stagione nei big-5 (5).


Fiorentina–Cagliari: continuità viola e “minuti di sofferenza” sarda, tra clean sheet e trend recenti

Fiorentina-Cagliari è una sfida dove i numeri recenti dicono tantissimo. La Fiorentina è imbattuta da 10 partite contro i sardi (6V, 4N) e l’ultimo successo del Cagliari risale al 2019. A Firenze, i viola hanno costruito una vera e propria “zona franca”: nelle ultime cinque gare al Franchi contro il Cagliari, cinque clean sheet consecutivi, una striscia che, per i viola, è superata solo da quella contro la SPAL (otto).

Il momento della Fiorentina è definito anche dal rendimento offensivo recente: nelle ultime sei giornate, solo Juventus e Como hanno segnato più gol dei viola (11), con un bilancio di 3 vittorie, 2 pareggi e 1 sconfitta. Inoltre, dopo il successo sul Bologna, la Fiorentina ha l’opportunità di ottenere due vittorie consecutive in campionato — cosa che non le riesce ancora in questa stagione.

Il Cagliari, però, arriva con un segnale importante: il successo 1-0 sulla Juventus può rappresentare un punto di svolta, anche perché potrebbe portare per la seconda volta in stagione a due vittorie di fila. Ma il dato che definisce la fatica esterna dei sardi è “tempo puro”: in trasferta sono la squadra che è stata in svantaggio per più minuti (423) e in vantaggio per meno minuti (77). È una fotografia di partite spesso rincorse e raramente controllate.

Sul piano individuale, la Fiorentina ha un capocannoniere inusuale per ruolo: Mandragora con 6 gol (più di Kean), e un primato “di categoria” tra i centrocampisti centrali italiani dal suo arrivo a Firenze. Nel Cagliari attenzione a Piccoli, ex di giornata e reduce da una rete: la sua continuità realizzativa è uno degli elementi che può cambiare la gestione dei momenti. Infine, un dettaglio “di stile”: Palestra e Dodò sono i due difensori con più dribbling tentati e riusciti; Dodò eccelle anche per cross e creazione occasioni da cross nei big-5.


Lecce–Lazio: crisi di risultati e “partite da pochi gol”, tra secondi tempi fatali e difesa esterna

Lecce-Lazio porta con sé una doppia narrazione: da un lato l’equilibrio storico recente (nelle ultime 10 sfide: 4 vittorie per parte e 2 pareggi), dall’altro la tendenza biancoceleste a fare meglio negli incroci più vicini (tre vittorie nelle ultime quattro). La Lazio può anche puntare a un fatto che le manca da oltre vent’anni: vincere entrambe le sfide stagionali contro il Lecce in Serie A non le riesce dal 2003/04.

Il dato dominante è però la fase attuale del Lecce: un solo punto nelle ultime sei, e quattro sconfitte consecutive. In casa, i salentini hanno perso le ultime tre al Via del Mare e non arrivano a quattro ko interni di fila in una stagione di A dal 2011. La lettura “di dettaglio” è ancora più dura: il Lecce è la squadra che ha segnato meno nel secondo tempo (5) e quella che ha subito di più nella ripresa (21). Significa che la partita, per i giallorossi, tende a “rompersi” dopo l’intervallo.

La Lazio arriva da un brutto 0-3 con il Como e affronta un paradosso statistico molto interessante: è una delle squadre con meno gol segnati in trasferta (6, come il Lecce), ma ha anche la miglior difesa esterna (7 subiti, come Milan e Roma). Ancora più estremo: nelle 10 trasferte della Lazio si sono visti solo 13 gol totali (fatti+subiti), il dato più “basso” in assoluto nel confronto con i big-5 2025/26. Questo profilo disegna partite spesso bloccate e a punteggio corto.

Sul fronte dei singoli, il Lecce ha trovato “vita” offensiva in Banda, coinvolto negli ultimi quattro gol del club (2G+2A). La Lazio, invece, ha un tema di finalizzazione: tra le 10 squadre nella parte alta della classifica, è l’unica senza un giocatore da almeno 5 gol; i migliori marcatori sono a quota 3 (Zaccagni e Cancellieri).


Sassuolo–Cremonese: neopromosse tra crisi di gol e tabù trasferta, con il primo quarto d’ora decisivo

Sassuolo-Cremonese è un confronto giovane ma già “simmetrico”: in 3 sfide di Serie A, una vittoria per parte e un pareggio, con 5 gol ciascuna e una media altissima (3.33). Tuttavia, i trend recenti delle due squadre raccontano una partita diversa dal dato storico generale.

Il Sassuolo arriva da una crisi netta: tre sconfitte di fila senza segnare (Juventus, Roma, Napoli). Nei precedenti del club, arrivare a quattro gare consecutive senza gol è successo pochissime volte (settembre 2014 e dicembre 2013-gennaio 2014). E nel 2026 solare il quadro è ancora più severo: Sassuolo è la squadra con meno gol segnati (1 in 4 match) e tra quelle con meno punti (1), al pari del Lecce.

La Cremonese, dal canto suo, ha un problema specifico lontano da casa: non segna da quattro trasferte (1N, 3P) e rischia la quinta gara esterna di fila senza reti, evento che sarebbe un record negativo in Serie A. A livello “macro”, Opta sottolinea anche una tendenza dei match tra neopromosse: nelle ultime 15 sfide di questo tipo, la squadra di casa è rimasta imbattuta 13 volte.

Un punto chiave è l’avvio di gara: solo l’Inter ha segnato più gol del Sassuolo nei primi 15 minuti (Sassuolo a 6), ma allo stesso tempo Sassuolo e Cremonese sono tra le squadre che subiscono di più nel primo quarto d’ora (5). È un incrocio che, numericamente, suggerisce un “momento caldo” immediato.

Infine, i profili offensivi: Pinamonti ha 4 gol, tutti in trasferta (ed è tra quelli ancora a secco in casa nonostante diverse marcature), mentre Bonazzoli vive una distribuzione simile: gran parte dei suoi ultimi gol in Serie A sono arrivati fuori casa, ma dopo un avvio forte ha rallentato drasticamente (una rete nelle ultime 12).


Genoa–Bologna: la partita dei “punti persi e rimontati”, tra effetto De Rossi e calo emiliano

Genoa-Bologna è una classica del campionato: sarà la 99ª sfida in Serie A e il Genoa è vicino a entrare nel club delle avversarie affrontate 100 volte. Il bilancio complessivo premia Bologna (37 vittorie contro 27, con 35 pareggi) e anche sul piano dei gol gli emiliani sono avanti (138-125). Ma al Ferraris il Genoa si è spesso fatto valere: 20 vittorie in 49 gare interne, con 66 gol segnati.

La notizia più interessante non è però “storica”, ma “di contesto”: se si considerasse la classifica dall’arrivo di Daniele De Rossi (11ª giornata), il Genoa sarebbe addirittura nono (anziché 16°), con il quinto miglior attacco nel parziale (16 gol) e ben nove marcatori diversi. In più, il Genoa nel 2026 è imbattuto (1V, 3N) e può cercare un traguardo raro: evitare la sconfitta nelle prime cinque partite dell’anno solare, evento riuscito solo nel 2009 e 2024 negli ultimi 60 anni.

Il Bologna, invece, vive una curva opposta: dopo nove risultati utili di fila (6V, 3N), ha perso 5 delle successive 9 gare, e nel periodo da inizio dicembre ha raccolto appena sei punti (peggio solo Pisa e Lecce con quattro). È una flessione di rendimento che si riflette anche nella gestione dei momenti partita.

E qui si inserisce un’altra chiave magnifica: si affrontano la seconda squadra che ha recuperato più punti da situazione di svantaggio (Bologna con 11, come il Cagliari) e la seconda che ne ha persi di più dopo essere stata avanti (Genoa con 17). È uno scontro di “inerzie” opposte: una squadra che rimonta, l’altra che spesso si fa riprendere.

Spunti da palla inattiva: il Genoa è la squadra che ha segnato più gol su punizione nei big-5 (7), mentre il Bologna è tra le poche a non aver ancora subito gol da punizione in Serie A 2025/26. E sui singoli: Colombo punta a eguagliare il proprio record stagionale di gol, Orsolini arriva con una serie personale notevole contro il Genoa (gol nelle ultime tre sfide).


Atalanta–Parma: la fortezza di Palladino e il Parma “imprendibile” fuori casa, con lo 0-0 come segnale

Atalanta-Parma si porta dietro un dato storico equilibrato: 45 confronti totali, con Atalanta leggermente avanti (16 vittorie a 15) e un bilancio gol 62-53. Ma la vera storia è nel presente: dall’arrivo di Raffaele Palladino, l’Atalanta ha fatto registrare un rendimento casalingo di altissimo livello: 12 punti su 15 nelle gare interne, miglior dato nel periodo in Serie A. Più in generale, dalla prima vittoria con la nuova gestione (13° turno), i bergamaschi hanno raccolto 19 punti, al pari della Juventus e dietro solo a Inter e Milan.

Eppure, proprio contro il Parma, c’è una piccola “anomalia” recente: l’Atalanta ha perso l’ultimo match interno contro gli emiliani (2-3 il 25 maggio 2025) e rischia due sconfitte interne consecutive contro il Parma per la prima volta nella propria storia in Serie A.

Il Parma arriva con un profilo particolare: due 0-0 consecutivi in campionato e l’eventualità (per la sua storia) di un terzo 0-0 di fila, evento mai verificatosi. Ma soprattutto, il Parma è una delle squadre più solide lontano da casa nel periodo recente: non perde da cinque trasferte (3V, 2N) e, dalla 12ª giornata, è tra le squadre con zero sconfitte esterne, insieme a Inter e Milan. In più, è una squadra che “amministra” bene il vantaggio: ha perso solo tre punti una volta andata avanti nel punteggio, meglio hanno fatto solo Roma e Napoli (zero).

Tra i dati tecnici, spicca l’Atalanta come una delle peggiori per conversione delle grandi occasioni (28.3%): crea, ma non sempre concretizza. Sul fronte dei singoli, Krstovic è legato a una curiosità fortissima (Parma è la squadra contro cui ha partecipato a più gol), mentre Mateo Pellegrino è “player di punti”: i suoi sei gol hanno portato nove punti al Parma.


Juventus–Napoli: dominio del gioco, imbattibilità interne e un precedente recente che ribalta la storia

Juventus-Napoli è un classico che, a livello storico, racconta una supremazia bianconera: il Napoli ha perso più partite in A contro la Juve che contro chiunque altro (71 su 159). Ma la storia recente ha cambiato tono: la Juventus ha vinto solo una delle ultime nove in campionato contro il Napoli (2N, 6P), e ha perso le due più recenti (entrambe 1-2). È un dato che ribalta la percezione storica e mette la partita dentro un contesto di “ciclo” più che di tradizione.

Allo stesso tempo, c’è un blocco statistico che definisce la partita come un confronto tra potenze “di casa”: Juventus e Napoli sono le due squadre che non hanno ancora perso in casa in questo campionato. La Juve è imbattuta da 14 gare interne (10V, 4N), ma il Napoli ha una striscia casalinga ancora più lunga (21). Non è un dettaglio: è un indicatore di mentalità e gestione del match nelle partite “chiave”.

Sul piano difensivo, il Napoli arriva con numeri solidi: sette clean sheet nelle ultime 13, e due consecutive con la possibilità di arrivare a tre per la prima volta in stagione. E c’è un altro dato strutturale: il Napoli segna tantissimo con i centrocampisti (48% dei gol totali), più del doppio rispetto alla Juve (22%). È una differenza che parla di meccanismi offensivi: inserimenti, seconde linee, occupazione dell’area.

Tatticamente è anche la partita del “dominio del pallone” lungo: Juventus prima e Napoli terza per sequenze da almeno 10 passaggi (330 vs 311), e anche per passaggi completati nella metà campo avversaria. È uno scontro tra due squadre che non vogliono solo ripartire: vogliono imporre campo e ritmo.

Nei protagonisti, Yildiz può entrare in un elenco ristretto di juventini capaci di segnare in entrambe le sfide stagionali contro il Napoli nell’era dei tre punti; Højlund ha già timbrato con doppietta all’andata, ma arriva con un digiuno di cinque gare.


Roma–Milan: l’Olimpico tra la Roma che cresce e il Milan “imbattibile”, con strisce e gestione delle risorse

Roma-Milan è un incrocio storico “rossonero”: il Milan è la squadra che ha battuto più volte la Roma in Serie A (81 su 181) e ha segnato 262 gol contro i giallorossi. Tuttavia, negli ultimi anni la Roma ha sofferto particolarmente questa avversaria: ha perso 9 delle ultime 16 sfide (compresa l’andata 0-1), tante quante nelle precedenti 34.

Il contesto attuale aggiunge livelli altissimi. Il Milan non perde da 20 partite di campionato (13V, 7N), striscia che nei big-5 è superata solo dal Bayern Monaco. La Roma, dal canto suo, arriva da tre vittorie consecutive senza subire gol, e può inseguire un traguardo che manca dal 2013: quattro successi di fila con porta inviolata.

C’è poi una “chiave gestionale” interessantissima: il Milan è la squadra con meno sostituzioni effettuate (78), mentre la Roma è a quota 99. È un indicatore di approccio: Allegri tende alla continuità, la Roma ruota di più. E in termini di crescita stagionale: Roma e Milan sono tra le squadre che hanno guadagnato più punti rispetto alle prime 21 gare della scorsa stagione (+15 i giallorossi, +12 i rossoneri).

Sui singoli, Dybala porta una statistica di alto valore (13 partecipazioni al gol contro il Milan), ma con una particolarità: non segna all’Olimpico in Serie A da oltre un anno. Malen può inseguire un record “da esordiente” romanista, mentre Leão ha un rapporto molto produttivo con questa avversaria (8 partecipazioni al gol, con record di assist contro i giallorossi).


Hellas Verona–Udinese: il Bentegodi tra crisi storiche e duelli “di stile”, dai rigori subiti agli attacchi diretti

Verona-Udinese è una partita che, negli ultimi anni, ha assunto una forma precisa: l’Hellas è imbattuto da sei sfide di campionato contro i friulani (2V, 4N), e al Bentegodi ha ritrovato efficacia dopo un periodo complicato: ha vinto tre delle ultime cinque interne contro l’Udinese e, soprattutto, ha tenuto la porta inviolata in cinque delle sei più recenti in casa, un clean sheet in più rispetto a tutte le precedenti 15 sfide casalinghe complessive contro i bianconeri.

Ma questa partita è anche un confronto di “narrazioni stagionali” dure. Il Verona ha solo 14 punti e, nella propria storia, quando è sceso sotto quota 15 dopo 22 gare è poi retrocesso (1978/79 e 2015/16). Inoltre è reduce da tre sconfitte interne di fila e rischia la quarta, cosa che non accade dal 2022.

L’Udinese arriva con un dato curioso e molto “contabile”: dopo 21 gare ha esattamente gli stessi punti dello scorso campionato (26), con un leggero peggioramento sul fronte reti (22 fatti contro 24, 33 subiti contro 32). In trasferta ha vinto solo due delle ultime otto, ma uno di questi successi è proprio il più recente (a Torino), e in stagione ha già avuto un caso di due vittorie esterne consecutive (le prime due contro Inter e Pisa).

I dettagli tecnici raccontano “stili” diversi: Verona è la squadra con più attacchi diretti (49) e anche quella che ha segnato più gol da questa situazione (5). L’Udinese invece ha un problema specifico: è la squadra che ha subito più rigori (5), con ben quattro arrivati in trasferta. Sui singoli: Serdar ha un record personale e una particolarità (gol solo fuori casa), mentre Keinan Davis è in stagione da salto di qualità (6 gol, il doppio dei due campionati precedenti) con un’efficienza al tiro tra le migliori del torneo (un gol ogni 5.5 conclusioni tra chi ha almeno 30 tiri).

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