Semifinali ATP (Men’s Singles)
Carlos Alcaraz vs Alexander Zverev
Parità negli scontri diretti, ma polarità totale nei big match
A livello di testa-a-testa, questa semifinale è l’emblema dell’equilibrio: 6-6 tra Alcaraz e Zverev. Ma la parità grezza nasconde un dettaglio importante: Alcaraz ha vinto l’ultimo confronto Slam (Roland Garros 2024) e l’ultimo su cemento (Cincinnati 2025), quindi l’inerzia più recente è dalla sua parte.
Il dato che fa davvero “saltare” l’analisi è però la divergenza di rendimento contro l’élite. Alcaraz può arrivare a superare Nadal come miglior win rate Slam contro top-10 (sta su 16-6 = 72.7%, con soglia minima 10 match), cioè un profilo da giocatore che “scala” di rendimento nei match ad alta difficoltà. Zverev è all’estremo opposto: tra i giocatori dal 1973 con almeno 10 match contro top-10 negli Slam, ha il peggior win rate: 4-12 = 25%. In pratica: stesso palcoscenico, ma storicamente due performance curve opposte quando l’avversario è di fascia top.
L’altro asse del match è la “storia di carriera”. Alcaraz è entrato nel territorio dei record precoci: questa è la sua 10ª semifinale Slam, raggiunta nel 20º main draw (tra i debuttanti Open Era, solo McEnroe e Borg hanno fatto 10 semifinali in meno partecipazioni). E la posta “storica” è enorme: può diventare il più giovane dell’Open Era a raggiungere una finale Slam in tutti e quattro i Major. Zverev, dal canto suo, si muove su un profilo diverso: continuità ad altissimo livello senza titolo Slam, con una statistica quasi “paradossale” — tra i giocatori senza Slam vinti ha la miglior percentuale di vittorie in carriera negli Slam: 117-39 (75%).
In sintesi, è una semifinale che vive su un doppio binario: equilibrio H2H e solidità generale di Zverev, contro rendimento top-10 e record di precocità/“clutch” di Alcaraz.
Jannik Sinner vs Novak Djokovic
Il dato chiave è la serie: Sinner domina il presente, Djokovic domina la storia del torneo
Qui lo scontro è tra due dataset che sembrano incompatibili. Da una parte, l’head-to-head dice che Sinner non è solo competitivo: è avanti 6-4 e le ultime tre vittorie sono arrivate in tre set (Shanghai 2024, Roland Garros e Wimbledon 2025). Non solo: Sinner può diventare il primo a battere Djokovic sei volte di fila a livello ATP, e anche il primo a imporgli quattro successi consecutivi in straight sets. Inoltre è l’unico avversario con almeno 10 incontri ad avere un record positivo contro Djokovic.
Dall’altra parte c’è “Djokovic all’Australian Open”, cioè un profilo storico quasi fuori scala: 103 vittorie nel torneo (record Open Era) e possibilità di raggiungere l’11ª finale a Melbourne, che sarebbe il massimo per chiunque nell’Open Era. E sull’orizzonte c’è anche il record assoluto di finali Slam: Djokovic può arrivare alla 38ª.
La cornice generazionale rende il match ancora più estremo: Djokovic è il secondo semifinalista più anziano dell’AO nell’Open Era e tra i quattro più anziani in assoluto a raggiungere una semifinale Slam in epoca Open. In parallelo, Sinner sta costruendo una sequenza di continuità da “dinastia hard court”: può diventare il terzo nell’Open Era a raggiungere 6+ finali Slam consecutive, dopo Federer e Djokovic; e, in chiave Australian Open, può inserirsi tra i pochi capaci di raggiungere 20 vittorie nel torneo in una singola edizione di continuità (un club ristretto dal 1988).
Il nocciolo statistico, quindi, è chiarissimo: Sinner oggi ha i numeri della serie, Djokovic ha i numeri della sede (Melbourne) e della longevità competitiva. È una semifinale dove il “momento” e la “storia del torneo” puntano in direzioni diverse.
Semifinali WTA (Women’s Singles)
Aryna Sabalenka vs Elina Svitolina
Continuità hard court e volume vincenti contro la “maratona” delle prime volte
Il matchup è fortemente orientato dal precedente: Sabalenka è 5-1 contro Svitolina e ha vinto l’unico incrocio Slam (Roland Garros 2023). Ma i dati più pesanti non stanno nemmeno nell’H2H: stanno nella traiettoria “hard court Slam”.
Sabalenka sta inseguendo un tipo di record che descrive dominio strutturale: può diventare la terza nell’Open Era a raggiungere quattro finali consecutive all’Australian Open (dopo Goolagong e Hingis). E in generale può arrivare a sette finali consecutive negli Slam su cemento — un traguardo che nel periodo Open Era e dal 2000 è roba da pochissime, e che si collega a un altro indicatore di qualità: tra le giocatrici attive ha il miglior win rate Slam su hard court (67-12 = 84.8%). Dentro il torneo 2026, poi, la sua impronta è “di produzione”: è la giocatrice con più winners colpiti (143), segnale di dominio anche come volume offensivo.
Svitolina è l’altra faccia del tabellone: non tanto potenza statistica immediata, quanto “storia di accumulo”. Può raggiungere la prima finale AO alla 13ª partecipazione, il massimo numero di apparizioni necessarie nell’Open Era per arrivare in finale a Melbourne. E può raggiungere la prima finale Slam della carriera alla 48ª apparizione: un numero che, in Open Era, è superato solo da casi rarissimi (Pavlyuchenkova e Pennetta). In più, c’è un dato molto concreto su questo torneo: Svitolina è la giocatrice con più break point convertiti (25), cioè la migliore finora nel trasformare le occasioni in risposta.
Quindi il match si legge così: Sabalenka è continuità d’élite + produzione di vincenti; Svitolina è efficacia nei momenti di break + “percorso lungo” verso la prima finale.
Elena Rybakina vs Jessica Pegula
Aces e winners contro efficienza e pulizia del percorso
Rybakina-Pegula è un equilibrio numerico perfetto: 3-3 nei precedenti, ma con Rybakina vincente negli ultimi due scontri diretti. Anche qui, però, la partita si capisce meglio guardando il “come” le due arrivano a questo match.
Rybakina è la fotografia statistica della pressione con servizio e colpo risolutivo: è la giocatrice con più aces del torneo (35) e la seconda per winners (123, dietro solo Sabalenka). Inoltre arriva con una serie rarissima: dal 2020 è una delle poche ad aver collezionato 30+ vittorie contro top-10, e in questa fase ha consolidato una striscia di 8 vittorie consecutive contro top-10 — una sequenza che, per giocatrici rappresentanti paesi asiatici, è la più lunga dall’introduzione del formato Tier nel 1990. E c’è anche la continuità con Melbourne: è la sua seconda semifinale AO dopo la finale 2023.
Pegula, al contrario, porta un profilo “pulito”: è in semifinale senza perdere set (per la terza volta in carriera in uno Slam). E la sua narrativa numerica è legata a un salto di livello: con le vittorie su Keys e Anisimova ha ottenuto multiple top-10 wins in uno Slam per la prima volta. Inoltre, in termini di “conversione” delle chance, è subito dietro a Svitolina nei break point convertiti (24 vs 25): segnale che, pur con uno stile meno esplosivo, sta capitalizzando le occasioni.
Questa semifinale, quindi, oppone due efficienze diverse: Rybakina “accumula vantaggio” con ace e winners; Pegula “accumula controllo” con percorso lineare e conversione costante dei punti chiave.















