Ajax–Olympiacos: ritorno al passato, ma con due squadre in piena inversione di rotta
Ajax e Olympiacos si ritrovano dopo un’eternità: l’ultimo incrocio risale alla Champions 1998/99. Storicamente è un confronto “da fattore campo”: in sei precedenti europei, due vittorie per parte e due pareggi, ma soprattutto tutti i successi sono arrivati alla squadra di casa.
Il momento dice che entrambe arrivano “accese”. L’Ajax, dopo cinque ko iniziali in questa edizione, ha infilato due vittorie consecutive e cerca la terza di fila in Europa (cosa che non succede dal 2021). Dall’altra parte, l’Olympiacos vive un ciclo rarissimo: due vittorie di fila in Champions, tante quante nelle precedenti 25 gare messe insieme, con la chance di centrare tre successi consecutivi per la seconda volta nella sua storia (già successo nel 2015/16).
La chiave tattica è la pressione: l’Olympiacos è la squadra con più pressione intensa nell’ultimo terzo di campo (con El Kaabi leader assoluto per pressioni), mentre l’Ajax spicca per qualità tecnica sotto stress: è tra le migliori per passaggi completati sotto pressione ad alta intensità. Insomma: partita che può essere decisa da chi regge meglio l’urto mentale nei primi 20 minuti.
Arsenal–Kairat Almaty: mismatch totale, ma attenzione al “record”
Qui il gap è enorme. Per l’Arsenal è prima volta assoluta contro il Kairat e soltanto la seconda volta che un’inglese ospita una kazaka in Europa (dopo United-Astana 2019). I Gunners sono una macchina: hanno vinto tutte e sette le partite di Champions in stagione, sempre con almeno due gol di scarto, e possono arrivare a otto successi consecutivi: impresa riuscita in era moderna, tra le inglesi, solo al City di Guardiola (arrivato a 10).
Il Kairat è in sofferenza strutturale: un punto in sette gare, peggior dato difensivo tra gol incassati (19), xG concessi (19.6) e tiri in porta subiti (58). L’unica vera notizia “positiva” per i kazaki è il portiere Anarbekov, che ha evitato più gol di chiunque altro nel torneo rispetto agli xG on target: segnale di una squadra spesso sotto assedio.
Match con copione scritto: la domanda non è “se” l’Arsenal vincerà, ma quanto velocemente sbloccherà e se manterrà la sua peculiarità: non è mai stato in svantaggio in questa Champions.
Athletic Bilbao–Sporting Lisbona: San Mamés pesa, e lo Sporting in Spagna non vince mai
Sfida con radici europee: è il quinto confronto, il primo dai tempi dell’Europa League 2011/12 di Bielsa. Anche qui, storicamente, vale la regola del “casa”: quattro partite, quattro vittorie della squadra di casa.
Il dato più impattante è quello dello Sporting: mai una vittoria in trasferta contro squadre spagnole in Europa (17 partite). E in questa Champions la sua tendenza è netta: quasi tutte le gare sono state vinte da chi giocava in casa; lo Sporting ha dominato internamente, ma fuori ha concesso.
L’Athletic arriva con solidità e ambizione: imbattuto nelle ultime tre europee e con l’obiettivo storico di superare per la prima volta una fase campionato/gironi di Champions. Occhio ai singoli: Robert Navarro è in modalità “giocatore Champions” (partecipazioni a gol da record per il club), mentre lo Sporting si affida ai gol di Luis Suárez (stagione già da top scorer per standards del club, dietro solo all’annata monstre di Gyökeres 2024/25).
Atlético Madrid–Bodø/Glimt: Simeone contro un pressing nordico senza paura
Per l’Atlético è un incrocio “nuovo” anche culturalmente: è la prima volta che Simeone affronta una norvegese. I precedenti del club contro norvegesi sono perfetti: sei vittorie su sei, ma il Bodø/Glimt è una delle storie più interessanti del turno.
I norvegesi arrivano dalla loro prima vittoria in assoluto in Champions, battendo addirittura il Manchester City. E la cifra è chiara: intensità. Alla giornata 7 hanno fatto 484 pressioni ad alta intensità contro il City: seconda miglior prestazione del torneo dietro solo all’Olympiacos (485 contro il Leverkusen). Hauge è un “animale” di duelli e contatti, mentre Høgh è già entrato nella storia del club in Europa per gol.
L’Atlético risponde con qualità verticale: è la squadra che ha effettuato più passaggi che “rompono” la linea difensiva avversaria, e Barrios è tra i centrocampisti più completi del torneo per mix di line-breaking e conduzioni palla al piede. Match da scontro di identità: pressing vs cinismo, ritmo alto ma con gestione spagnola dei momenti.
Barcellona–Copenaghen: numeri da goleada, ma il Copenaghen sa soffrire
Precedenti pochi e chiari: nel 2010/11 il Barça vinse 2-0 in casa e pareggiò 1-1 in Danimarca. Al Camp Nou (o comunque in casa) contro danesi, il Barcellona è stato sempre chirurgico: due match, due vittorie 2-0.
Il contesto recente però è ancora più importante: dal 2023/24 il Barça ha perso in casa nella fase campionato/gironi solo contro il PSG campione in carica. E con Flick in Champions si viaggia su una media gol enorme (2,9 a partita), seconda solo al suo Bayern.
Il Copenaghen arriva in fiducia (imbattuto da tre gare), ma c’è un dato che pesa: nelle ultime due partite ha subito 38 tiri e ne ha tentati solo 13. Se ripete lo stesso volume concesso, contro il Barcellona diventa una partita in cui il “muro” può reggere un tempo, non novanta minuti. Fermín López è il volto caldo del momento in Champions, mentre Jordan Larsson sta firmando record danesi.
Bayer Leverkusen–Villarreal: incubo tedesco per il Leverkusen, tabù spagnolo per il Villarreal
Questa sfida ha un sapore da Europa League vintage (tutti i precedenti tra 2011 e 2016), e la fotografia è impietosa per il Leverkusen: contro il Villarreal mai una vittoria (3 sconfitte e un pareggio). Solo contro il Manchester United i tedeschi hanno giocato più volte in Europa senza vincere.
Il Bayer, inoltre, è in crisi di risultati in casa in Champions: quattro gare senza vittoria e rischia di allungare una serie che storicamente è stata rarissima. Villarreal, dall’altro lato, porta un dato clamoroso: è l’unica squadra spagnola ad aver giocato sette partite in una singola edizione di Champions senza vincerne neanche una. Quindi sì, il trend contro il Leverkusen è positivo, ma la “maledizione Champions” resta.
Occhio a Grimaldo: è il migliore del torneo per line-breaking che portano al tiro. E sul fronte Villarreal, Oluwaseyi può entrare nella storia del club segnando in tre gare consecutive di Champions.
Benfica–Real Madrid: storia pura, pressione totale per Mourinho
Incredibile ma vero: due club giganteschi, eppure solo tre confronti in Coppa dei Campioni/Champions, l’ultimo nel 1964/65. E l’unico precedente a Lisbona è un monumento: Benfica-Real Madrid 5-1 nel 1965.
Qui però si gioca sul presente: il Benfica ha perso 5 volte in 7 gare e senza vittoria è eliminato. Mourinho (tornato) ha già eguagliato il suo record negativo di sconfitte in una singola edizione di Champions. E c’è un altro dato “mentale”: Mourinho non ha mai battuto il Real in cinque incroci da allenatore.
Il Real invece arriva con una statistica molto chiara: le ultime sconfitte in Champions sono state solo contro inglesi; contro non-inglesi ha un rendimento da schiacciasassi. E davanti c’è Mbappé che sta “mangiando” la Champions: 58% dei gol del Real portano la sua firma. Bellingham può toccare traguardi precocissimi da titolare in UCL, e Otamendi è a una presenza dalla numero 100.
Borussia Dortmund–Inter: Signal Iduna Park caldo, Inter al limite della storia
Partita da tensione vera. A Dortmund si segna: nei tre precedenti in Germania, media di 4,3 gol a partita. L’ultimo incrocio (2019) resta un trauma per l’Inter: avanti 2-0 e poi rimontata 3-2, un unicum statistico per entrambe.
Il Borussia in casa è quasi imbattibile: una sconfitta in 21 gare interne di Champions. Con Kovač, al Signal Iduna Park, non ha ancora perso nel torneo. L’Inter però arriva nel suo momento più delicato: ha perso tre partite di fila in Champions, evento rarissimo, e nella storia non è mai arrivata a quattro. È una partita in cui il peso psicologico è enorme.
Brandt è garanzia casalinga, Guirassy ha numeri spaventosi allo stadio (partecipazione a gol ogni 55 minuti in Champions), mentre Thuram è in un paradosso: tira tantissimo (5,6 per 90’) ma non segna da cinque partite.
Club Brugge–Marsiglia: Brugge brillante, Marsiglia in trasferta quasi sempre KO
I precedenti sono datati (1992/93) e sorridono al Marsiglia (due vittorie su due), ma il presente racconta altro: il Brugge in questa Champions ha ritmo, volume e gol (media tiri e tiri nello specchio record per il club dal 2003/04), ed è lì a un passo dalle prime 24 posizioni.
Il Marsiglia ha un problema cronico: ha perso 12 delle ultime 14 trasferte in Champions, anche se ha vinto l’ultima (3-2) e cerca continuità che non trova dal 2010. De Zerbi però ha un dato “da allenatore”: tre vittorie su tre contro belghe.
Vanaken è l’uomo Champions del Brugge: 5 partecipazioni a gol, record storico per il club in una singola edizione. Match da “equilibrio fragile”: se il Marsiglia regge l’urto iniziale, può colpire; se va sotto, fuori casa si complica.
Eintracht Francoforte–Tottenham: Spurs in crescita, Eintracht perde punti da vantaggio
Il Tottenham ha una storia recente positiva con l’Eintracht: ha perso solo una volta in sei confronti europei e arriva con due vittorie di fila in Champions, cercando la terza (cosa che non accade dal 2019). L’Eintracht invece ha un problema sanguinoso: è la squadra che ha perso più punti da situazione di vantaggio in questa Champions (nove).
C’è anche un dato curioso sugli Spurs: subiscono in media un gol a partita, ma hanno una percentuale altissima di clean sheet (71%). È una contraddizione apparente che racconta una squadra capace di alternare partite “blindate” a momenti di disattenzione.
Odobert sta producendo numeri da giovane top europeo, mentre Zetterer (Eintracht) sta pagando caro: differenziale negativo tra xG in porta e gol subiti tra i peggiori del torneo.
Liverpool–Qarabağ: Anfield come risposta dopo lo shock PSV
Prima volta assoluta tra Liverpool e Qarabag. I Reds, con Slot, hanno una percentuale di vittorie in Champions altissima dal 2024. Ma arrivano anche da una macchia pesante: 4-1 casalingo subito dal PSV, e Anfield raramente concede due ko europei di fila.
Il Qarabag è squadra “strana”: soffre in trasferta contro inglesi (4 sconfitte su 4, 13-1 il totale), ma è anche quella che ha guadagnato più punti da situazione di svantaggio in questa Champions (7, al pari del Barça). Quindi: non muore mai, anche quando sembra finita.
Szoboszlai è il motore totale del Liverpool (gol, assist, creazione, recuperi, progressioni), mentre van Dijk domina l’aria (86% duelli aerei vinti). Se il Liverpool impone ritmo, è una gara da controllo pieno; se concede transizioni, il Qarabag può sporcare tutto.
Manchester City–Galatasaray: debutto assoluto, ma attenzione alle transizioni
È la prima volta tra City e Galatasaray, e anche la prima volta di Guardiola contro i turchi. Il City però arriva con un campanello d’allarme: ha perso due delle ultime tre di Champions e nell’ultima in casa è caduto 2-0 col Leverkusen (ma non ha mai perso due match casalinghi di fila nella fase a gironi/campionato).
Il Galatasaray, dal canto suo, pareggia spesso (sei pareggi dal via della scorsa stagione tra UCL+UEL) ma storicamente non fa due pari di fila in Champions da tempi antichi. La chiave è tattica e chiarissima: il City ha subito tre gol nell’ultimo turno tutti da contropiede; e dal 2024 è la squadra che concede più tiri da contropiede in UCL. Se il Gala difende basso e riparte bene, ha un piano partita reale.
Haaland a casa in Champions è una sentenza (21 gol all’Etihad), mentre Davinson Sánchez sta facendo un torneo difensivo da record di club per respinte e colpi di testa.
Monaco–Juventus: ferita Monaco, striscia Juve
Rivincita emotiva: si torna ai tempi della semifinale 2016/17, quando la Juve vinse 2-0 a Monaco e 2-1 a Torino. I precedenti sorridono ai bianconeri: il Monaco ha vinto solo una volta in sei confronti europei.
Il Monaco arriva da una tragedia sportiva: 6-1 contro il Real, peggior sconfitta europea di sempre. Però occhio: anche in quella gara ha tirato 20 volte e in stagione ha una media tiri altissima (15,1), record del club dal 2003/04. Quindi crea, ma concede tantissimo.
La Juve è nel suo miglior momento europeo: tre vittorie di fila in Champions e cerca la quarta (cosa che non succede dal 2021/22). Jonathan David sta entrando in zona “striscia pesante”, Yildiz è già su numeri assist importanti.
Napoli–Chelsea: Conte contro il passato, Napoli forte in casa ma con un tabù “big 5”
Remake degli ottavi 2011/12, quando il Chelsea ribaltò tutto e passò. Oggi il tema è doppio: Napoli molto solido in casa in Champions (solo una sconfitta nelle ultime 20 interne), ma anche un dato duro: nelle ultime 10 partite contro squadre dei “top 5 campionati”, il Napoli ha vinto solo una volta.
Il Chelsea invece ha una continuità pazzesca: segna da 20 partite europee consecutive. E paradossalmente soffre quando viene in Italia: una vittoria nelle ultime nove trasferte UCL contro italiane.
Occhio alle firme: i sei gol del Napoli in questa Champions sono tutti di McTominay e Højlund. E McTominay arriva con numeri realizzativi notevoli nelle ultime presenze europee.
Pafos–Slavia Praga: partita “inedita”, ma lo Slavia è in crisi europea nera
Prima volta in Champions tra squadre di Cipro e Repubblica Ceca. E prima volta per il Pafos contro ceche. Lo Slavia ha un problema gigante: 14 partite europee senza vittoria e cerca di spezzare una serie che dura dal settembre 2024.
Pafos è squadra “esperienza e pochi uomini”: ha usato solo 20 giocatori (meno di tutti) e ha l’età media titolare più alta del torneo. Ma arriva da due ko consecutivi senza segnare. Anche qui la chiave è tecnica: entrambe sono tra le peggiori del torneo per passaggi riusciti sotto alta pressione.
Orsic è il riferimento creativo del Pafos, Provod quello dello Slavia. Gara da margini sottili, più mentale che spettacolare.
PSG–Newcastle: PSG spreca, Newcastle punisce
Remake del 2023/24: 1-1 a Parigi e 4-1 Newcastle in casa. Al Parco dei Principi, contro inglesi, il PSG spesso produce partite da gol (media 3,4) e “quasi sempre” segnano entrambe.
Il PSG però ha un dato che grida: dopo aver segnato 19 gol nelle prime cinque gare, nelle ultime due ha tirato tantissimo (46 tiri) ma ha segnato un solo gol: percentuale realizzativa 2,2%. Newcastle invece è cinico e “pulito”: nelle quattro vittorie di Champions ha sempre tenuto la porta inviolata.
Gordon è a numeri da stagione storica per un inglese in un club inglese in Champions (8 partecipazioni al gol), mentre Dembélé dal 2025 è una macchina da gol+assist. Partita da “conversione”: se il PSG torna a concretizzare, può travolgere; se spreca, Newcastle ha il profilo perfetto per colpire.
PSV–Bayern Monaco: Bayern già agli ottavi, PSV con armi vere
Il Bayern è già qualificato ed è la squadra più “da gol” del torneo (20, al pari di Arsenal e PSG). Ha anche appena raggiunto il record assoluto di clean sheet in Champions (115). Però in Olanda storicamente soffre: una sola vittoria in sette trasferte UCL contro olandesi dal 1992/93, senza mai clean sheet.
Il PSV ha una mina: Driouech ha una media irreale, una partecipazione al gol ogni 37 minuti. E Veerman è tra i migliori del torneo per line-breaking passes legati ai gol. Bayern però ha Kane: dal 2023 nessuno ha segnato più di lui in UCL.
Gara interessante perché “sbloccare presto” cambia tutto: se il PSV segna, diventa partita vera. Se il Bayern controlla i primi 30’, rischia di trasformarla in gestione.
Union Saint-Gilloise–Atalanta: Atalanta specialista di trasferte, ma con un problema di precisione
Prima volta assoluta. Union in casa in Champions è stata un disastro: tre partite, tre sconfitte, tutte con tanti gol subiti. E ha già concesso cinque rigori: record stagionale, con rischio di record storico.
L’Atalanta, paradossalmente, in trasferta è una delle più forti di sempre in Champions (10 vittorie su 19): nessuno ha vinto più della metà delle proprie trasferte nella storia della competizione. Però attenzione al dato tecnico: solo il 26% dei suoi tiri finisce nello specchio (peggior percentuale del torneo). È una squadra che produce tantissimo ma spesso non “chiude”.
Scamacca è in striscia europea e De Ketelaere crea chance sotto pressione come pochissimi al mondo (dietro solo a Mbappé). Se l’Atalanta trova precisione, è match da colpo esterno.















